Cerimonia inaugurale Matera 2019, Giovanni Caserta scrive a Salvatore Adduce presidente della Fondazione Matera - Basilicata 2019

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FOTO HOME GIOVANNI CASERTADieci giorni dopo la cerimonia inaugurale di Matera capitale europea della cultura 2019 lo storico materano Giovanni Caserta ha inviato una lettera aperta al presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, Salvatore Adduce.

Di seguito la nota integrale.
Caro Salvatore,
ci avevano detto che Gigi Proietti, grande attore dalle mille risorse, non è, tuttavia, un presentatore. Per giunta la giornata si era fatta improvvisamente fredda e piovosa. In quelle condizioni, parlare al riparo del palco ad un pubblico che soffre il freddo e l’acqua, e quindi non vede l’ora che tutto si concluda, non è facile. A fianco a Proietti è stato messo, in omaggio alla sua lucanità, ma con ruolo marginale, Rocco Papaleo. E’ stato chiamato un valente pianista, Stefano Bollani, cui, senza una valida ragione, è stato affidato ilcompito minimale di dimostrare come la musica possa essere oggetto di contaminazione, sia pure nel senso più nobile e più letterario della parola. C’è stato un riferimento al maestro Gervaso, che,già direttore, nella storia del Conservatorio materano ha avuto un notevole ruolo. Ma non è bastato ad accendere gli animi. Si è risentito il ritmo del Carosello televisivo: troppo poco, troppo banale! Sono stati tutti elementi che, di scarso vigore e di scarso interesse per il pubblico, non sono serviti ad alleggerire il freddo della pioggia e di una serata in Piazza San Pietro Caveoso, sempre esposta alla corrente fredda e umida della Gravina, che, come è noto, cacciò via dal loro monastero, per due volte, le monache di Sant’Agata e Santa Lucia.
Sono stati motivi, questi, per cui la chiusura dei festeggiamenti di Matera 2019 è stata deludente e, certamente, in contrasto con tutti i clamori e i costosi quanto speciosi ritrovati che negli anni si erano registrati. Chissà perché Proietti ha letto versi di Lorenzo il Magnifico, da Matera tanto lontano!Il legame tra il Rinascimento fiorentino e quello materano è filo troppo sottile. Ti pare? Una romanza debitamente scelta e cantata da un tenore o soprano, magari del nostro Conservatorio, meglio avrebbe risposto alle attese della serata, per quanto fredda.E sotto altra veste avrebbe fatto conoscere la città! Non dico nulla della scelta di una lirica di Rocco Scotellaro (Invito), cantata, che nulla ha fatto capire del senso della stessa, canto elegiaco di un poeta che chiede aiuto e amore per la sua terra. Andava recitata. Anzi, la serata di chiusura poteva essere l’occasione per una breve ma efficace antologia di liriche di poeti lucani, ma anche non lucani, dedicati a Matera. Ce ne sono. Immancabile – che si da voi – doveva essere la lettura di qualche passaggio della bellissima pagina leviana, attraverso il racconto di Luisa Levi, che, quasi sicuramente, proprio dalla Piazza di San Pietro Caveoso osservò, da altra visuale, Matera, definendola ”bellissima, pittoresca e impressionante”. E perché non intonare un canto materano, che non fosse la vacua Tricchiesca?Ce ne sono. Si poteva avere spazio e tempo, considerato lo scarso ruolo che hanno svolto Papaleo e Bollani, tanto da poterne fare a meno.
Ma ormai passata è la festa ed inutile parlare di queste cose. Naturalmente, non condivido la spesa di un milione e quattrocentomila euro, che, il giorno 20, ha lasciato solo una forma di stordimento, da 3 di luglio. Ora, però –devi convenire – si tratta di lavorare al positivo, costruire, che è cosa ben più difficile.La Fondazione Matera-Basilicata 2019 deve uscire dal limbo in cui si è mantenuta; non può continuare nella sussiegosa promozione di sé. Ha, ora, l’obbligo morale e civile e culturale di utilizzare il peso che dice di aver conquistato, adoperandosi, con autorità, perché, per esempio, le FAL, ora che hanno avuto su un piatto d’argento piazza della Visitazione, istituiscano,doverosamente, corse domenicali e festive. Le si metta alla prova e si veda se veramente –come dicono – lavorano per la città! Si adoperi con forza, la stessa Fondazione, insieme con il Comune, con i Sindacati, sempre con il peso e il prestigio acquistato, acché si risolvano positivamente le vertenze della Ferrosud e della Natuzzi, cui è legato il destino di molte famiglie materane. Faccia sentire alta la sua voce. Si impegni perché si riapra il pastificio Cérere, di cui ti occupasti in altro tempo, e si disinquini l’area della Valbasento, in modo da avere, al più presto, nuovi insediamenti industriali. Faccia capire l’importanza e si adoperi perché si completi quanto prima,al servizio della agricoltura del Metapontino e del Sud interno, la tratta ferroviaria Ferrandina-Matera con prosecuzione verso l’Adriatico, Si adoperi perché la FIAT mantenga i suoi livelli di produzione e occupazione.Anche lì lavorano molti materani! Non dica la tua Fondazione, pilatescamente e aristocraticamente, che le infrastrutture non rientrano nei programmi della Fondazione e nell’ evanescente dossier. Faccia capire e capisca che, senza un solido apparato produttivo, una capitale europea della cultura è destinata ad esaurirsi in poco tempo, come un pallone pieno d’aria. Un cappello, calato dall’alto, non è il vestito;un titolo onorifico non può supplire alla mancanza di posti di lavoro.Rimane, per una città capitale della cultura, il pericolo di avere immaginato e creato una città ad una dimensione, che, ove così fosse, finirebbe con l’espellere quanti, e sono sempre tanti, a quella dimensione non si adattano, anche per giustificato orgoglio, o non vi rientrano. Espelliamo pur sempre i migliori!
E’ quanto dire che la vera storia della città, finita la festa, è cominciata il giorno 20 gennaio 2019, giorno successivo alla sua consacrazione ufficiale. Finito il tempo dei fuochi pirotecnici e delle manifestazioni spettacolari, bisogna impegnarsi per una città diversificata, pluridimensionale, in cui ognuno possa trovare il suo giusto posto. Ad una simile città, per logica consequenzialità, non serve un indefinito e anzi inesistente abitante culturale. Molto di più serve un ben definito e concreto abitante lavoratore, cittadino “operaio” (nel senso più ampio del termine). E’ verità, del resto, che la prima intelligenza dell’uomo, e prima sede della stessa, è la mano. E’ per via della mano che siamo diversi dagli animali. Te l’ho detto qualche volta? Se non te l’ho detto l’hai comunque capito attraverso la tua militanza politica. Che cosa mi rispondi?
Cordialmente.
il tuo Prof. Giovanni Caserta

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