Trovato l'accordo per la sistemazione dei lavoratori africani di Metaponto

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Metaponto. Saranno i mediatori culturali a spiegare ai 160/180 cittadini africani le ragioni per cui dovranno andar via dall’ex falegnameria, dall’ex opificio Cidonio e dalla tendopoli sotto il sovrappasso ferroviario ed a trovarsi un’idonea sistemazione nei Comuni nei cui territori lavorano a tempo pieno, informandoli che una cooperativa di Matera si è anche offerta di provvedere a trasportarli quotidianamente nelle aziende agricole.

Essi avranno il compito non facile di fare da pontieri fra le ragioni dei metapontini che li considerano troppi, eccessivi ed a volte pericolosi per la loro sicurezza e le aspettative di quanti fuggendo dai loro paesi d’origine a causa di guerre e violenze di ogni genere, chiedono e ottengono dal Governo italiano lo status di asilo politico o di protezione umanitaria.
Un incarico assai difficile e delicato da espletare, ma doveroso, quello dei mediatori culturali che li dovranno convincere ad abbandonare volontariamente le strutture fatiscenti nelle quali vivono a Metaponto, contribuendo a riportare ordine e serenità in un territorio ove la percezione stessa della sicurezza personale sembra un ricordo lontano.
“Per lo sgombero completo delle strutture citate, ha detto il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno, nel corso di un’assemblea cittadina, sto preparando un’apposita ordinanza che potrebbe essere eseguita nel tempo massimo di un mese, per consentire di applicarla nei confronti di un minor numero possibile di cittadini extra-comunitari e per dare al prefetto di Matera, Antonella Bellomo, il tempo di predisporre il personale idoneo ad eseguirla. Inoltre, ai proprietari di tali strutture, una volta libere da persone, ho chiesto che siano murate o abbattute”.
E poi ha precisato che dai controlli effettuati dalla polizia su 105 cittadini extra comunitari identificati soltanto 3 sono risultati sprovvisti di regolari permessi di soggiorno e perciò subito espulsi dal territorio nazionale, senza nessuna resistenza da parte loro. Analogo provvedimento anche per le sei donne, forse prostitute, che vivevano nell’ex falegnameria. All’interno delle strutture controllate non sono state trovate né armi, né droga.
Una situazione, quella dei migranti, che appena sarà uscita “dall’emergenza ordine pubblico” dovrà vedere riuniti intorno ad un tavolo di lavoro i sindaci dei Comuni coinvolti e/o da coinvolgere nei flussi migratori regolari, il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, l’arcivescovo di Matera, don Pino Caiazzo e rappresentanti autorevoli del nuovo Governo nazionale per dare una risposta abitativa e lavorativa dignitosa. Adeguata alle esigenze dei migranti in regola con le leggi e che possa coniugare i doveri dell’accoglienza stabiliti dalla Costituzione con i progetti di inserimento sociale e di autopromozione che chiedono a gran voce i migranti per sé e per il futuro delle loro famiglie. Al pari della Germania.
Pino Gallo

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