"L'acqua si impara dalla sete" Il primo progetto editoriale della nuova casa editrice pisticcese

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foto libro lacqua si impara dalla sete
«L'acqua si impara dalla sete, la terra dagli oceani attraversati, la pace dai racconti di battaglia». Recita così, nel testo di "Stelle marine", il cantautore Vasco Brondi. Ed è questa iniziale, potente quanto spaventosa affermazione a dare il titolo alla prima pubblicazione di CubicalPress, casa editrice pisticcese nata in pancia allo studio grafico CubicalLetters.

Esperimento editoriale a fumetti concepito durante la quarantena che volge lo sguardo a ciò che sarà dopo la pandemia, "L'acqua si impara dalla sete" è da oggi disponibile in copia cartacea in formato A4 a 56 pagine in tiratura limitata sui canali social, dopo essere stato pubblicato gratuitamente sulla piattaforma online ISSUU nel periodo del lockdown.

Sette autori, tra cui Bbraio, Elena Guidolin, Nessuno Niemand, Sasori Komomo, Riccardo Puntillo, Nico Russo e Antonio Poe, a lavoro su un unico testo, scritto ed ideato da quest'ultimo. Sette visioni sul monologo di un corriere d'acqua che ci racconta «uno scenario distopico, ma non troppo». Cose di questo mondo insomma, o del mondo che ci attende dietro la porta del nostro immediato futuro. Un futuro che vede nuovi muri alzarsi a difesa dei soliti interessi economici. Il petrolio e i suoi veleni. Ma anche e soprattutto muri che ingabbiano e congelano i diritti, il pensiero critico e persino i sogni, in una sorta di istantanea che ci riconsegna alla rassegnazione dei giorni nostri. Un mondo che cambia mentre la maggior parte dei suoi abitanti si abbandona al sonno della ragione. Dall'altra parte l'acqua, che si impara dalla sete. Il valore dell'esistenza tutta che perviene agli uomini solo dopo la sottrazione dell'ultimo pezzo che ne rimane. La drammatica esperienza della mancanza. La sete d'acqua certo. Ma anche una sete di giustizia. Una giustizia che nulla ha a che fare con l'astrattezza delle soluzioni politiche, ma risponde a un bisogno più profondo ed elementare. La giustizia non come enunciato generico e moralistico ma, come scriveva Levi nel suo Cristo, «la possibilità di vivere ogni giorno senza essere taglieggiati, calpestati e oppressi». Qualcosa che ci riguarda da vicino insomma. E sarà forse questo il motivo per cui tale fumetto visionario sia così vicino alla nostra terra e venga dedicato «a tutte le vittime di tumore, vittime due volte di un sistema malsano e corrotto» e, infine, a coloro i quali combattono tutte quelle guerre, invece, invisibili agli occhi degli altri.

Simona Pellegrini

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