Un’analisi puntuale, critica e documentata della bozza del Piano Sanitario Regionale 2026-2030 è stata al centro di un incontro che si è svolto nella sede del Circolo culturale La Scaletta.
A illustrarne contenuti e criticità è stato Angelo Andriulli, socio del Circolo e primario emerito di Gastroenterologia della Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, che ha proposto una lettura del documento soffermandosi su “quello che dice e quello che non dice”.
L’incontro, voluto e organizzato dal responsabile del gruppo di lavoro economico-sociale, Paolo Emilio Stasi, ha rappresentato un momento di confronto sui contenuti del Piano Sanitario Regionale (PSR) 2026-2030, documento strategico che punta a migliorare la qualità dei servizi sanitari, ottimizzare le risorse disponibili e rispondere in maniera più efficace ai bisogni di salute del territorio.
Vi hanno partecipato tra gli altri, il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Matera, Franco Dimona, una platea qualificata di professionisti e conoscitori della Sanità lucana oltre al presidente del Circolo La Scaletta, Francesco Paolo Di Pede. Presente all’incontro anche il direttore generale dell’Asm, Maurizio Friolo, che ha voluto ascoltare le riflessioni scaturite dal dibattito.
Il Piano – ha evidenziato Andriulli – non prevede interventi diretti sull’assetto organizzativo-strutturale dell’offerta ospedaliera e territoriale, lasciando aperti interrogativi sulla reale capacità di incidere sulle criticità esistenti.
Nel corso della relazione, sono stati richiamati alcuni dati significativi contenuti nell’analisi del bisogno di salute.
In Basilicata, la percentuale di cittadini in sovrappeso (39,1%) e obesi (12,4%) supera la media nazionale. Un elemento che impone politiche di prevenzione strutturate e continuative.
Altro nodo centrale è la mobilità passiva: nel 2024 si sono registrati oltre 20 mila ricoveri fuori regione, di cui una quota rilevante per prestazioni ad alta complessità. Un dato che, impone una riflessione sulla capacità attrattiva e sulla qualità percepita del sistema sanitario regionale.
Tra gli aspetti positivi è stato invece segnalato l’andamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), indicata come modello da rafforzare nell’ottica dell’invecchiamento attivo e della presa in carico delle cronicità.
Ampio spazio è stato dedicato al tema delle performance ospedaliere, anche alla luce del Report 2024 dell’Agenas sul Piano Nazionale Esiti. Attraverso il sistema di indicatori – rappresentato nel cosiddetto “treemap” – emergono aree di solidità e ambiti di criticità nelle strutture regionali.
Nel corso del dibattito è emerso inoltre che la condivisione degli indicatori con i professionisti e la loro integrazione nei percorsi clinico-assistenziali è condizione essenziale per un reale miglioramento della qualità. Da qui la richiesta di una maggiore trasparenza e di un confronto pubblico periodico sui risultati.
Il Piano – è stato sottolineato – individua cinque macroaree di intervento, con un’impostazione che supera la visione della sanità come comparto autonomo e la inserisce in una più ampia “filiera della salute”, secondo l’approccio One Health, che integra salute, ambiente, alimentazione e benessere animale.
Tra le azioni previste: sviluppo della prevenzione, promozione di stili di vita sani, rafforzamento della clinical governance, utilizzo delle tecnologie digitali, istituzione di un Centro Regionale per la Governance del Dato Sanitario, pubblicazione dei dati su liste d’attesa e livelli essenziali di assistenza (LEA), nonché il coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali.
Una criticità evidenziata riguarda però l’assenza di una chiara individuazione preventiva dei soggetti responsabili del raggiungimento degli obiettivi, a fronte dell’indicazione dei soli responsabili della verifica ex post.
Dal Circolo culturale è giunta una proposta concreta: è necessario che la comunicazione annuale dei risultati degli indicatori di monitoraggio, a partire dai dati 2024, con una discussione pubblica delle performance dell’ASM alla presenza della Direzione generale, della dirigenza sanitaria e dei responsabili delle strutture. Questo migliorerebbe la partecipazione e la condivisione del Piano e degli strumenti da mettere in campo per attuarlo provando ad evitare di doverne prendere atto solo ex post.
L’appuntamento ha confermato la centralità del dibattito sulla riorganizzazione della sanità lucana: il Piano traccia una cornice strategica ambiziosa, ma – è stato il messaggio emerso – la sfida sarà tradurre gli obiettivi in interventi concreti, misurabili e realmente capaci di migliorare la qualità dell’assistenza e la fiducia dei cittadini.