Era il 20 agosto del 1960, quando la fiaccola della XVII Olimpiade di Roma, partita da Olimpia 8 giorni prima, passò sotto il porticato della chiesa di Metaponto e da lì fece tappa al Tempio di Hera, ove proseguì per Taranto e Matera.
A portarla nel tratto jonico metapontino da Nova Siri a Metaponto, anche dieci tedofori di Bernalda: Antonio Parente, Nino Parisi, Antonio Lovecchio, Cosimo Lombardi, Francesco Caputi, Mario Narciso, Nunzio Castronuovo, Rocco Bernino, Vincenzo Avallone e Rosario Lombardo.
“Ancora oggi, a 66 anni di distanza, dice Antonio Parente, sento il calore della fiamma in cima alla fiaccola che mi accarezzava il viso, in mezzo ai quattro poliziotti in moto che ci scortavano. Ricordo indelebile di una tappa di vita sulle gambe di un entusiasmo giovanile. Quella fiamma suggellava i valori dello sport, quali sana competizione fra i Popoli, una catena umana, ponte di continuità tra antico e presente”.
“Con la torcia, continua il tedoforo Mario Narciso, passai sotto il porticato della Chiesa di Metaponto poi consegnata a Rosario Lombardo per le Tavole Palatine, presente il sindaco Berardino Santorsola. Una grande festa con musica e balli con centinaia di persone animò l’area delle Tavole Palatine fino a tarda notte. Vi erano anche tanti turisti, alcuni dei quali volevano comprare le nostre fiaccole, facendo offerte fino a 500mila lire, quando noi guadagnavamo 25.000 lire al mese. Ma a me non interessavano i soldi. Io risposi che la fiaccola poteva valere anche un milione, ma, ovviamente, credo che nessuno di noi accettò, dato il suo immenso valore etico ed affettivo. Io, ad esempio, l’ho già destinata ad una delle mie figlie. Spesso, quando mancava la luce l’ho usata per illuminare la casa, anche per rivivere il film di quel sogno infinito”.
“Quante le prove della staffetta nei giorni precedenti. La nostra divisa era bianca e la tuta blu con le insegne della XVII Olimpiade di Roma. In 5 minuti dovevamo coprire in maniera cadenzata il percorso assegnato a ciascun tedoforo, pari a un chilometro e mezzo, per rispettare gli orari del percorso complessivo”. I tedofori furono in totale 1529, il percorso a piedi 1863 km”.
Gli italiani erano atleti delle società sportive e delle scuole delle quindici province attraversate dalla staffetta. Scelti dai Comitati locali del CONI, appartenevano a tutte le classi sociali ed avevano un’età compresa fra i 18 e i 23 anni.
“Ricordo anche la rievocazione del percorso, aggiunge Mario, e dell’accensione del braciere olimpico, che organizzò la Pro Loco Metaponto, in occasione delle Olimpiadi di Londra del 2012, quando rifacemmo la staffetta ed accendemmo con le nostre torce olimpiche il tripode posto al centro del teatro greco del IV sec. a. C.. Una cerimonia commovente cui parteciparono anche i bambini della Scuola Primaria di Metaponto con i cerchi olimpici, coordinati e preparati dalla maestra Mariella Maggi”.
A ricordo del passaggio della torcia olimpionica fu posto un tripode nella rotonda Alessidamo del vecchio lungomare, poi misteriosamente sparito durante la realizzazione dell’attuale lungomare Nettuno. Qualcuno potrebbe dirci che fine ha fatto? Bene sarebbe realizzarne un altro e ricollocarlo nel medesimo luogo centrale. Il Comune di Ginosa ha posto il tripode commemorativo ed una colonna dorica al bivio di Marina di Ginosa.
La fiamma, accesa a Olimpia il 12 agosto, consegnata da un tedoforo al principe Costantino di Grecia, proseguì a bordo del veliero Amerigo Vespucci fino al porto di Siracusa. E da lì, attraverso un percorso che attraversò le città magno greche, proseguì per Metaponto, Taranto, Matera, Potenza, Napoli, fino allo stadio olimpico di Roma. Ad attenderla alle 16.10 del 25 agosto 1960 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, giunto allo Stadio Olimpico di Roma con la sua Fiat Torpedo 2800.
Pino Gallo