A Montescaglioso si è rinnovato anche quest’anno uno dei riti più attesi e identitari della Settimana Santa: la suggestiva Processione dei Misteri del Venerdì Santo, appuntamento che continua a richiamare fedeli e curiosi per la sua intensità emotiva e la forza della tradizione.
La cerimonia ha preso avvio all’imbrunire, quando l’Addolorata è stata prelevata dalla chiesa di San Rocco. Ad accompagnare il clero, come da consuetudine, “l’mamun”: uomini incappucciati con corone di spine, figure silenziose che scandiscono il ritmo del corteo. A rompere il silenzio è il priore della Confraternita, che con la caratteristica raganella – la “trozz’l” – segna il passo della processione.
Accanto agli uomini, anche molte donne vestite di nero, con candele accese, hanno seguito il cammino della Madonna nel suo simbolico calvario. È l’Addolorata a entrare nelle chiese del percorso per “prelevare” le statue lignee raffiguranti i momenti della Passione di Cristo: dal Cristo alla colonna alla Veronica, dal Cristo Re al Crocifisso, fino al Cristo morto e alla Pietà.
Il corteo ha attraversato le vie del centro con il tradizionale passo “dondolante”, che richiama i riti spagnoli da cui la processione montese sembra trarre origine. A rendere ancora più intenso il clima di raccoglimento, le marce funebri eseguite dalla banda locale, capaci di amplificare l’emozione dei presenti.
Momento particolarmente intenso è stato l’ingresso delle statue nella Chiesa Madre e nella chiesa di Santa Lucia, entrambe gremite di fedeli. Il corteo è stato accompagnato da don Gabriele, don Vittorio e don Antonello, alla presenza delle autorità civili, sottolineando il forte coinvolgimento dell’intera comunità.. Qui le celebri “cantilene” – probabilmente composte nell’Ottocento da autori come Carli, Dinardo e Pizzilli – sono state eseguite da un ensemble di cinquanta elementi tra coristi e musicisti diretti dal Maestro Matteo Di Palma, restituendo alla comunità un patrimonio musicale di rara intensità.
La processione si è conclusa nelle prime ore del sabato, chiudendo un rito che, ancora una volta, ha saputo unire devozione, memoria e identità collettiva.