“Il rinnovo delle sub-concessioni nei Sassi non è una semplice pratica amministrativa né una discussione che può ridursi alla definizione al centesimo delle tariffe. Parliamo del destino del primo sito UNESCO del Meridione italiano, un patrimonio che appartiene all’umanità e di cui siamo temporaneamente responsabili“. Lo dichiara il consigliere comunale di opposizione ed ex sindaco di Matera, Domenico Bennardi, riprendendo quanto già espresso e formalmente messo a verbale nell’ultima seduta della Commissione Sassi.
Secondo Bennardi, la complessità e la delicatezza delle decisioni che il Consiglio Comunale si appresta a prendere, impongono un’immediata apertura a un confronto partecipato e collettivo.
“Dagli anni ’90 a oggi – spiega il consigliere di opposizione – i Sassi hanno cambiato notevolmente significato, veste e valore a livello internazionale. Oggi siamo di fronte a un bivio storico e valoriale che non può essere risolto nel chiuso delle commissioni o di un’aula consiliare: che futuro dare agli antichi rioni? In ballo ci sono i prossimi trent’anni di rinnovo delle concessioni. Matera dovrebbe in primo luogo continuare a difendere e incentivare una comunità residente nei Sassi, in linea con lo spirito originario della legge speciale 771 dell’86, ma offrire spazi anche all’artigianato, alla cultura, alla formazione. Purtroppo c’è anche chi vuole rassegnarsi a vederli trasformati in uno spazio quasi esclusivamente turistico e ricettivo. Dobbiamo aprire il dibattito e il confronto per una questione che non può riguardare solo la gestione del patrimonio, ma deve definire l’idea stessa di città che Matera vuole essere nei prossimi decenni“.
Per queste ragioni, Bennardi lancia un appello formale all’Amministrazione comunale affinché si avvii un percorso di ascolto corale e responsabile che coinvolga tutte le forze vive del territorio, proponendo un approccio che sappia coniugare la memoria storica con l’inclusione e l’equità, e che possa riuscire anche ad attrarre i giovani nella presa in cura dei Sassi.
“Se da un lato va rispettato lo spirito originale della 771 per il ripopolamento dei Sassi – incalza l’esponente del M5S –, va certamente riconosciuto il sacrificio, la lungimiranza e gli investimenti di chi, trent’anni fa, decise di scommettere su questi rioni quando erano ancora in condizioni critiche, contribuendo notevolmente al loro recupero ed evitandone l’abbandono sociale. Tuttavia oggi occorre ragionare anche in termini di equità e merito. Non possiamo accettare rinnovi automatici a pioggia: per gli immobili ad uso commerciale o quelli che hanno subito cambi di destinazione d’uso, specialmente laddove sussistano ancora situazioni di morosità, la proposta in casi del genere è quella di ricorrere a bandi pubblici ma anche condividere un censimento preciso delle sub concessioni. Non dimentichiamo che, a pochi metri di distanza, sul ‘Piano’, ci sono tanti esercenti costretti a chiudere i battenti a causa di affitti privati ormai non più sostenibili. È una questione complessa che tocca l’anima della città e la carne viva dell’economia locale, ed è per questo che la sfida vera resta quella di ridefinire tutti insieme il ruolo valoriale del nostro più importante patrimonio“.
L’ex sindaco conclude evidenziando che i tempi amministrativi consentono una gestione più partecipata e meno frettolosa della delibera: “C‘è ancora tempo, non c’è alcuna ragione per correre al buio. È fondamentale aprirsi ai residenti che ancora animano i rioni storici, alle associazioni di categoria che rappresentano i commercianti, gli artigiani e i ristoratori, ma anche al mondo della cultura e della ricerca, a partire dall’Università degli Studi della Basilicata e dalla Cattedra UNESCO. I Sassi sono un bene comune: cristallizzare la loro gestione per altri trent’anni senza aver prima interrogato la città su quale modello di convivenza, di sviluppo e di tutela vogliamo darci sarebbe un errore politico e strategico imperdonabile. È il momento della responsabilità, del coraggio, della partecipazione e del dibattito pubblico“.