Ci sono luoghi che non dovrebbero mai conoscere l’abbandono, perché racchiudono in sé la forza di una Comunità, la memoria di chi ha creduto nel futuro, la speranza di chi vuole ancora costruirlo.
A Metaponto, due di questi luoghi: il Pala Pitagora ed il Campo Sportivo Poli-discipline Alessidamo attendono da troppo tempo di tornare a vivere. Negli anni tra il 1988 e il 1995, il Comune di Bernalda investì oltre 7 miliardi di lire per realizzare opere d’avanguardia. Strutture nate per accogliere sport, musica, spettacoli, cultura, vita. Mentre oggi, di quei sogni restano solo muri feriti e silenzi. Eppure, dietro quei cancelli chiusi, batte ancora un cuore che chiede di ripartire. Essi valgono oggi almeno 15 milioni di Euro. E Possono generare ricchezza economica e Cultura, ospitando convegni, gare sportive nazionali ed internazionali. Squadre sportive in ritiro, I Giochi del Mediterraneo.
Il Pala Pitagora è un gigante addormentato, un palazzetto moderno con 1.600 posti a sedere, con ampie uscite di sicurezza, spazi per convegni, eventi, concerti, sport. Un luogo pensato per accogliere persone, idee, emozioni. Ma da anni è solo un ricordo di ciò che poteva essere perché completamente vandalizzato.
Il Campo Sportivo Alessidamo è invece un luogo dove lo sport può tornare a unire. Otto piste per l’atletica leggera in tartan, pedane per il lancio del peso e del giavellotto, tribune, spazi per le squadre e l’arbitro, l’area per il gioco del calcio. Un luogo ove possono tornare a correre i giovani, a crescere nella lealtà, nel rispetto, nella gioia di competere insieme. Ma oggi il campo giace dimenticato, preda del degrado e dell’indifferenza, spogliato di tutto. Anche della sua dignità.
Una proposta concreta e di cuore, l’appello lanciato dalla Pro Loco Metaponto, non solo una denuncia. Bensì una visione di rinascita.
“Per queste ragioni si chiede alla neo Assessora allo Sport, Enza Bonelli, ed alla Regione Basilicata di recuperare urbanisticamente e funzionalmente queste due opere pubbliche, dice il presidente dell’associazione, Pino Gallo, e di affidarne poi la gestione a cooperative sociali locali. Un modo concreto per creare lavoro, evitare nuovi atti vandalici e, soprattutto, per ridare dignità e vita a spazi nati per la collettività. Una possibilità per i giovani di trovare lavoro e rimanere a Metaponto”. Perché farlo? Perché lo Sport e la Cultura sono ricchezze vere, che si aggiungono alla bellezza naturale, alla storia millenaria di Metaponto, alla luce del Mediterraneo”.
“Restituire a Metaponto queste strutture significherà accendere un faro di sviluppo e di benessere sociale, attrarre eventi sportivi, culturali e turistici, portare visitatori, artisti, atleti, famiglie, sottolinea ancora l’esponente dell’associazione di promozione turistica”.
Secondo studi nazionali, ogni euro investito nello Sport e nella Cultura può generare fino a 7,5 euro di ritorno economico.
“Anche se il valore più grande non si misura in denaro. Bensì in sorrisi di ragazzi che tornano a correre, in genitori che applaudono, in incontri che nascono tra chi condivide una passione, precisa Gallo, già istruttore di Atletica Leggera, e chi la pratica sul campo con fatica, con sudore e soprattutto con rispetto delle regole, in una sana e leale competizione. E tiene i ragazzi lontani dai paradisi artificiali e dai tasti del telefonino”.
“Metaponto merita di rinascere. Non serve un miracolo, ma la volontà di credere ancora nel futuro e di costruirlo insieme. Di guardare a quelle strutture non come rovine, ma come semi di futuro. Il Pala Pitagora e il Campo Sportivo Alessidamo non devono restare simboli di abbandono, ma devono tornare ad essere luoghi di Vita, di Sport, di Cultura, di Comunità”.
Intanto l’assessora Bonelli ha promesso che nei prossimi giorni effettuerà un sopralluogo con i tecnici del Comune per progettare la rinascita di queste strutture e restituirle alla comunità di Metaponto, che deve tornare ad essere una città che si muove, che sogna, che accoglie. “E noi vogliamo crederle, perché il tempo dell’attesa è finito! Ora è il momento del coraggio, della visione e del cuore”.
Helene Dubois
