In attesa della riapertura al pubblico del Museo Archeologico Nazionale di Metaponto, con un allestimento che interesserà una superficie di ben 2.700 metri quadrati ed oltre 5.000 pezzi esposti, è stata inaugurata nei depositi del piano terra la mostra archeologica “Metaponto. Il grano senza dee”. Una sezione specifica del percorso espositivo, organizzata dai Musei Nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei Nazionali della Basilicata e dal Museo di Metaponto, che rimarrà aperta fino a marzo 2026.
Un progetto diffuso, che offrirà un percorso che indaga l’aspetto agricolo e materiale della coltivazione del grano, mettendo in evidenza la relazione tra l’uomo, la natura e le divinità del grano.
“A Metaponto, dice Vincenzo Cracolici, Direttore del Museo di Metaponto, abbiamo un problema con le dee del grano, nel senso che il culto Demetra, la dea del grano, nel santuario non è rappresentato. Però, nelle monete a partire dal V sec. a. C., quando incomincia un influsso tarantino, compare l’effigie di Demetra. Così, Cracolici cerca di cucire il filo della narrazione e parte dall’Oracolo di Delfi dedicato ad Apollo, sulle cui indicazioni avviene la fondazione di Metaponto, e con il quale la città tiene un rapporto strettissimo. Infatti, secondo Erodoto, Metaponto ha una succursale dell’Oracolo nella sua Agorà”.
Dunque, secondo il direttore del museo, per Metaponto si tratta di un rapporto molto più stretto con il grano, proprio perché la spiga di grano compare sulla sua moneta in argento più famosa, appena inizia la monetazione alla metà del VI sec., con le monete incuse.
“Incuso, spiega Cracolici, vuol dire prima emissione monetale in Magna Grecia, che viene coniata con il simbolo della città in positivo e dall’altro lato in negativo. Una tecnica complicatissima perché se sbagli l’allineamento dei due coni fai il buco”.
Praticamente Metaponto sceglie la spiga di grano, che ne diventa il simbolo eminente, e riempie di grano il mondo, tenendo conto che il grano è una grande ricchezza in una economia di sussistenza, come in una economia antica. “Inoltre, sottolinea il responsabile del Museo, scopriamo che Metaponto dona all’Oracolo di Delfi una messe d’oro. Cioè un fascio di spighe d’oro e lo dona all’Apollo di Delfi”.
La mostra comprende una testa di Apollo Helios, che conduceva il carro del sole, le gronde leonine del tempio B di Apollo, nonché degli inediti all’altare di Apollo, come le frecce della stessa divinità, bracciali maschili, che venivano donati quando si passava all’età adulta e nell’Agorà anche la succursale dell’Oracolo di Delfi.
Inoltre, dalla tomba di una persona della prima generazione rispetto alla fondazione di Metaponto, non certamente achea, sono stati rinvenuti un oinochoe (brocca) proveniente dall’Asia minore, un calice da Chios, un unguentario da Corinto, un’ariballos proveniente da Sparta. E poi una serie di oggetti, che non sono pelopponnesiache, come le gambe di uno sgabellino adornato di bronzo per appoggiare i piedi secondo un uso orientale. E poi una coppa d’argento. Un ricco cittadino che possedeva anche dei mobili di cui ci sono rimasti soltanto i chiodi con le teste in argento. E poi ancora una spada di quasi un metro.
In un’altra tomba appartenuta ad un proprietario terriero – cavaliere, un indigeno, sono stati rinvenuti morsi di cavallo, speroni, rarissimi perché non si trovano mai, strigili, due lance e poi un’ascia e degli scappelli, nonché l’unica lama di sega del V secolo che si sia mai trovata. Il personaggio si rappresenta con gli strumenti di carpentiere di Epeo, il maestro d’ascia del cavallo di Troia.
Insomma tanti meravigliosi oggetti e tanti altri oggetti della vita comune dei nostri concittadini magno-greci, che è bello scoprirli insieme e farseli raccontare dalla voce di chi li ha richiamati in vita ed ha tributato onori alla ricchezza culturale ed economica di Metaponto.
Prossima visita serale il prossimo 29 dicembre, dalle ore 20 alle 23.
Pino Gallo
